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Un diario di bordo PDF Stampa E-mail
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Un diario di bordo
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Sai che significa blog? E' la contrazione di weB e LOG, ovvero il diario nel web. Il dato straordinario è che il fenomeno dei blog ha dimostrato che la rete non si fa da sola, la facciamo noi. Si scrive e si pubblica, al volo.
Senza troppe mediazioni tecniche. Altra cosa straordinaria è che questo blog viene condiviso, partecipato da altri, come te interessati a portare nel web un pò di quello spazio pubblico che viviamo nella società. Come il teatro...

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 31 Scritto da Indirizzo e-mail protetto dal bots spam , deve abilitare Javascript per vederlo , il 24-01-2008 11:43
Per uno spettacolo come quello de Il persecutore, proposto venerdì scorso al Teatro Pergolesi, l'aspettativa era quella di ascoltare ottima musica unita ad una esecuzione di sicuro effetto data l'abilità di un interprete come Massimo Popolizio. In realtà a me la serata ha regalato qualcosa in più. Infatti più che all'elemento musicale, non essendo grande appassionata di jazz, le mie orecchie si sono rivolte alla parte recitata; ho colto con particolare interesse la descrizione del rapporto tra musica e tempo, nella quale quest'ultimo veniva concepito come un contenitore in grado di dilatarsi a seconda delle nostre sensazioni. Tale rapporto era esemplificato attraverso l'immagine dell'ascensore che sale velocemente ad altezze mirabolanti ma che non riusciamo a percepire, essendo la dimensione spazio temporale difficilmente calcolabile in tale situazione. Così accade quando ascoltiamo un brano musicale: la sensibilità che ci permette di cogliere la bellezza di quel momento d'arte ci esime, per alcuni attimi, dalla capacità di stabilire la convenzionale scansione del tempo, facendo vagare la mente nell'astrazione di indecifrabili sensazioni. E' proprio quello che è successo a me venerdì sera, quando le immagini definite dal testo di Cortàzar si sono sublimate nel connubio con il flusso di note emesso dalla tromba di Enrico Rava, svelandomi tutto il fascino del legame esistente tra musica e parole.
 32 Scritto da Indirizzo e-mail protetto dal bots spam , deve abilitare Javascript per vederlo , il 29-01-2008 14:22
volevo avere dei commenti sullo spettacolo \"la fine è il mio inzio\" proposto Sabato 26 al teatro Montecarotto. Premesso che è difficile trasporre a teatro un libro (d\'altronde questa è la scommessa di Scompagina) e che chi ha già letto il libro di solito \"arriccia il naso \" quando vede delle rappresentazioni che risultano non essere ritenute all\'altezza del testo originale, a me lo spettacolo non è piaciuto. Forse perchè non rispondente al \"mio\" Terzani, quello che mi ero costruita nella mente quando l\'ho conosciuto attraverso i suoi scritti,o forse( e qui propende il mio giudizo) perchè l\'interpretazione data era poco carica di pathos, non mi è sembrato un dialogo tra padre e figlio sul senso della vita e delle scelte , ma una chiacchierata tra un figlio un pò infantile (e quindi poco nella parte) ed un padre poco incline a far capire le ragioni profonde delle sue scelte. 
Stefania
 33 Scritto da Indirizzo e-mail protetto dal bots spam , deve abilitare Javascript per vederlo , il 29-01-2008 22:18
sono d'accordo con te, stefania. lo spettacolo "La fine è il mio inizio" non ha entusiasmato neanche me, in particolare per il tono impiegato dal protagonista, che mi è parso da subito troppo netto ed imperativo, che non rispecchiava il Tiziano Terzani che avevo ascoltato durante un'intervista televisiva e che mi aveva affascinato per la pacatezza e la misura impiegate nell'esporre le sue idee. Inoltre questo modo recitativo che definirei "dogmatico" mi è parso volto ad affermare un'unica verità ideologica e senza margini d'errore: questa netta presa di posizione mi ha reso il personaggio un pò antipatico facendomene a poco a poco prendere emotivamente le distanze.
 34 Scritto da Indirizzo e-mail protetto dal bots spam , deve abilitare Javascript per vederlo , il 29-01-2008 22:41
Al contrario di quanto affermato nel precedente intervento, lo spettacolo "Un cuore semplice" al teatro di Monte San Vito mi ha invece entusiasmato. L'interpretazione appassionata di Maria Paiato, col suo continuo cambio di registri stilistici e vocali ha fatto sì non solo che il mio interesse rimanesse sempre vivo per l'argomento (pur trattandosi di un monologo e di una storia lontana dai giorni nostri), ma soprattutto che la mia partecipazione emotiva fosse sempre crescente verso il personaggio di Felicitè, tanto da giungere alla commozione nel finale.. Grazie all'attrice ho potuto così, nella stessa sera, sorridere, dispiacermi, arrabbiarmi,commuovermi, riflettere a seconda delle varie situazioni e tematiche che si svolgevano sul palco. Emozioni che probabilmente non ho provato soltanto io, viste le tante chiamate per l'attrice a sipario aperto e i calorosi complimenti ricevuti da molte persone del pubblico.
 35 Scritto da Indirizzo e-mail protetto dal bots spam , deve abilitare Javascript per vederlo , il 04-02-2008 10:07
2 febbraio 2008. Jesi, Teatro Pergolesi. 
Mi è venuta voglia di incontrarlo qualcuno di questi invincibili... ho pensato ad incontri che ti cambiano la vita. Nives che scala le vette del cielo in apnea, Chisciotte che difende cavalieri mai esistiti dall'assalto di saraceni di legno, migratori dei nostri giorni che non si lasciano sconfiggere in eufemistici Centri di permanenza temporanea... 
Lo spettacolo di Erri de Luca mi ha commossa,facendomi riflettere, ridere, emozionare, riportandomi a temi mai abbastanza approfonditi. Straordinario il commento sonoro del clarinetto, vibranti la voce e la chitarra di "Trinità". 
Se poi certi pensieri - di impegno, solidarietà, necessità di capire meglio, più a fondo - scaturiscono da pagine di letteratura, poesia, allora trovo un ulteriore forte motivo a "scompaginare" le mie letture e rimetterle sulla scena della vita.