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Sai che significa blog? E' la contrazione di weB e LOG, ovvero il diario nel web. Il dato straordinario è che il fenomeno dei blog ha dimostrato che la rete non si fa da sola, la facciamo noi. Si scrive e si pubblica, al volo. Senza troppe mediazioni tecniche. Altra cosa straordinaria è che questo blog viene condiviso, partecipato da altri, come te interessati a portare nel web un pò di quello spazio pubblico che viviamo nella società. Come il teatro...
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, il 07-04-2008 16:04 Sono d'accordo con Stefania, tranne che sulla interpretazione del testo, che ho trovato invece apprezzabile. Ritengo però che "Le ceneri di Gramsci" non sia "strutturalmente" adatto alla rappresentazione scenica, nel senso che a me - che affrontavo per la prima volta il testo - è risultato difficile riuscire a cogliere il significato del discorso declamato. E ancor più ostico mi è stato reso dalla presenza di movimenti di danza che non mi permettevano di concentrarmi appieno sul recitato e che non ne favorivano (almeno per quanto mi riguarda) la comprensione, anzi la ostacolavano, visto che non ho afferrato il loro senso e legame con il testo.
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, il 12-04-2008 11:16 Nekrosius è un monumento di teatro. ma la domanda è: abbiamo bisogno di monumenti? Fa così bene al teatro? Come forse pensano alcuni che rischiano di soffocare con il loro abbraccio amoroso ciò che amano. Non è in ballo la competenza... anzi. Ce n'è anche troppa.
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, il 12-04-2008 14:51 Anna Karenina, ossia il destino che non ruota, ma rotola in forma di orologio perennemente spinto da un essere piccolo e brutto, muto e invadente. Anna, dramma dell’Ottocento che ti fa pensare a come, saltati sopra un secolo intero e coi piedi già in un nuovo millennio, sia cambiato così poco nei rapporti tra uomini e donne. Chissà per quale motivo, il mio primo pensiero è stato che una donna lascia il nome del padre per il nome del marito, senza alternativa. Oggi come allora. Così Anna lascia il nome del marito, e perde tutto. Oggi? Lasci il nome del padre, oppure lo tieni per non prendere quello del marito, ma una donna sola rimane diversa da un uomo solo. Una donna con un uomo più giovane, una donna con più amanti, è diversa ancora oggi da un uomo con più amanti, magari più giovani. Una bella donna, libera per giunta, è una mina vagante. Una donna che si fa strada da sola è un pericolo. E il femminismo è stato una scusa per renderci ancora una volta diverse. L’allestimento di Nekrosius è un crescendo di isolamento intorno ad Anna e alla sua ricerca della felicità, doppiamente isolata mentre le coppie intorno a lei, i nuclei familiari, si compattano, ognuno sacrificando qualcosa: Kitty l’amore ideale per Vronsky, sua sorella l’umiliazione per l’adulterio. Adulterio del fratello di Anna, a evidenziare la differenza tra l’esito di un tradimento ad opera di un uomo (Stiva) e quello di una donna (Anna). Gli esiti nell’ultimo atto suggellano la differenza. Chiara Di Domenico
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, il 12-04-2008 15:17 Torno nel blog dopo mesi, Anche perchè, in tutto questo tempo, non ho potuto condividere con gli altri spettatori jesini il teatro circolato in città e rilanciato qui nel blog. Non so neanche se si siano creati quei "focus group" che si auspicavano all'inizio. Giusto per attivare quelle dinamiche di comunità d'interesse che l'idea del web 2.0 promuove. Vedi (mi riferisco a te, lettore del blog, sei solo davanti alo schermo, ora...) scivolo sempre a parlare del medium più del contenuto. E non è un caso. Ma ho comunque qualcosa da dire su Anna K. Mi ha colpito lo sguardo di Chiara sulla solitudine di quella donna coraggiosa. Vedi? Parlo ora dello sguardo di Chiara più di ciò che ho guardato in un'altra replica dello spettacolo (qualche settimana fa, al Teatro Argentina di Roma). E sai perchè? Perchè non mi è rimasto nulla dentro. Ciò non riguarda certo la qualità in gioco di regista e interpreti (anche se rilevo una tensione scolastica, più tecnica che poetica...). E penso invece a come mi abbia stanato uno spettacolo come quello, visto a Udine, fatto da bambini, e di cui parlo nel mio blog http://www.performingmedia.org/edutainment/#comment-6032 Oppure quest'altro che, sempre nel mio blog, ha lasciato una lunga scia, animata dagli studenti del mio corso a Pordenone http://www.performingmedia.org/blog-partecipativo-sugli-sguardi-teatrali/ A proposito. Dai un'occhiata al progetto che s'è mosso in parallelo a Jesi: a Casalecchio di Reno per l'ERT. http://www.teatrocasalecchio.it/home/agire-nella-visione/ Riguarda l'idea del teatro come palestra di cittadinanza attiva. E' importante, in questo senso, rilevare come il teatro possa sollecitare le attenzioni e le coscienze. E penso a come un Anna Karenina possa aver mandato in cortocircuito lo zeitgeist del 1877. Cosa mi spiazza ora? L'espressionismo in salsa russa degli interpreti, sicuramente no. Rimango a mente scoperta...
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, il 15-04-2008 17:03 il teatro è un eccezione per me. E forse proprio per questo m'ha colpito che sulla scena ci fossero persone, professionisti, che facevano di tutto per apparire autentici. E' così normale a teatro o era una clamorosa eccezione?