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26 gennaio 2008 Ariete Film e Compagnia del Teatro Moderno LA FINE E' IL MIO INIZIO di Tiziano Terzani adattamento Mario Maranzana
con Mario Maranzana e Roberto Andrioli regia Lamberto Puggelli scene e costumi Luisa Spinatelli musiche Filippo Del Corno Una delle voci più limpide e originali del nostro panorama letterario, un profondo conoscitore del continente asiatico e uno dei giornalisti italiani di maggior prestigio a livello internazionale. Tiziano Terzani, cinque lingue parlate correttamente, tra cui il cinese, scrittore di numerosi libri di successo, era nato a Firenze nel 1938. Cronista e scrittore, è stato autore di reportage e racconti tradotti in tutto il mondo. Collaboratore di punta del Corriere della Sera, corrispondente dall'Asia per il settimanale tedesco Der Spiegel e vincitore 1997 del Premio Luigi Barzini all'inviato speciale. E' vissuto a Singapore, Hong Kong, Pechino, Tokyo e Bangkok. Nel 1994 si era stabilito in India con la moglie Angela Staude, scrittrice, e i due figli. È morto di cancro nel luglio del 2004. A marzo era uscito l'ultimo suo libro, Un altro giro di giostra. Viaggio nel male e nel bene del nostro tempo. All’origine di questo libro, la scoperta della malattia. È l'inizio di un lungo viaggio. Come egli stesso scrive “a pensarci bene, dopo un po' il viaggio non era più in cerca di una cura per il mio cancro, ma per quella malattia che è di tutti: la mortalità”. La fine è il mio inizio (Longanesi, 2006) è un libro che non è stato mai scritto ma detto, parlato, raccontato in una sterminata intervista. Un libro, ora spettacolo teatrale, che nasce da una richiesta di Tiziano al figlio Folco: “... e se io e te ci sedessimo ogni giorno per un'ora e tu mi chiedessi le cose che hai sempre voluto chiedermi e io parlassi a ruota libera di tutto quello che mi sta a cuore, dalla storia della mia famiglia a quella del grande viaggio della vita? Un dialogo fra padre e figlio, così diversi e così eguali, un libro testamento che toccherà a te mettere assieme. Fai presto, perché non credo di avere molto tempo. Fai i tuoi programmi e io cerco di sopravvivere ancora per un po' per questo bellissimo progetto, se sei d'accordo. Ti abbraccio, il babbo”. E il dialogo-libro che ne è derivato inizia proprio così: “Che gioia, figlio mio. Ho sessantasei anni e questo grande viaggio della mia vita è arrivato alla fine. Sono al capolinea. Ma ci sono senza alcuna tristezza, anzi, quasi con un po' di divertimento.”
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