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Valeria Moriconi "scompaginata", sezionata tecnologicamente. Sin dai primi piani, televisivi o cinematografici, che sono specchio e sensazione dell'anima, fino alla recitazione a volte allegra a volte convulsa, gli scatti di generosità, la corsa nella neve. Lontano. Tutto quello che ha girato intorno a "Resurrezione" è diventato un happening, vissuto nel "suo" teatro, dove questo sceneggiato televisivo che ha oltre quarant'anni è stato sezionato e proposto. Non si è solo commemorata l'artista ma dato il via ad attività innovative intorno alla sua figura, al suo teatro, coinvolgenti per i giovani che si specchiano sempre di più nella sperimentazione di nuove tecnologie. Carlo Infante, conduttore, giornalista e docente di performing media, "scompagina" Resurrezione in tredici punti, tredici "parole chiave" per farne quasi un'ispezione anatomica, ci mostra le "scene madri", che danno vitalità al perdono, onore al rimorso, felicità alla seduzione, stimolo all'oblio e così via. Scene che ci riportano Valeria e Alberto Lupo in una dimensione lontana negli anni, che però commuove e ci consegna la grandezza dell'artista poco più che trentenne. Il prof. Emilio Pozzi ha ricordato le critiche più o meno negative al romanzo scritte da Cecov e Dostojevskj, ha proposto un'intervista con Luca Ronconi, attore in Resurrezione, e passato poi la parola a Piera Degli Esposti che, come in una lectio magistralis, ha letto, anzi ha recitato, la recensione che Achille Campanile, senza trucchi o inganni, ha scritto a modo suo (esilarante) su "Resurrezione". La sua figura ha dominato il leggio e la platea e l'articolo è diventato un monologo, divertente e dissacrante.
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