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16/11/2007 - Cercando la cultura nel nome di Valeria (Silvia Barocci, Il Messaggero) |
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E Piera Degli Esposti ha interpretato la recensione di Achille Campanile. Per una volta ad andare via per primi sono stati gli spettatori più adulti, i più giovani sono rimasti quasi tutti fino alla fine. Lo spettacolo-conferenza Attorno a Resurrezione di Tolstoj, che si è svolto ieri pomeriggio al Teatro Studio Valeria Moriconi è stato nell'insieme una bella prova: tante "cose alte" veicolate con un qualcosa di basso per tradizione come la televisione e riproposta ieri in forma multimediale, non solo per stare al passo con i più giovani e neppure per semplificare un qualcosa di inarrivabile come le mille pagine del romanzo di Tolstoj o le sei ore di proiezione della "televersione" di Enriquez con Alberto Lupo e Valeria Moriconi protagonisti. Il senso lo ha spiegato Carlo Infante, ex critico teatrale ora docente di Performing Media, curatore del prodotto proiettato ieri sera insieme ai grafici dello studio Capolinea. Al centro c'è una domanda "Perchè voglio cultura?", e le oltre due oredi spettacolo hanno lavorato attorno a questo tema provando a far sentire la risposta a tutti gli spettatori presenti: tredici parole chiave tratte dal romanzo fisse sullo schermo e collegate ad altrettanti spezzoni di sceneggiato selezionati per far gustare l'opera. Non un "Bignami" a doppia entrata, con dieci righe di trama e qualche inquadratura per rendersi conto della bellezza o della bravura di una giovanissima Moriconi: la risposta alla domanda di Infante è nell'alzarsi soddisfatti e avere voglia di continuare a cercare da soli, sentirsi un pò più ricchi e per niente seccati del freddo in sala. Piera Degli Esposti è salita sul palcoscenico per gli ultimi dieci minuti di spettacolo animando il pubblico con i suoi esercizi di parola e giochi di voce dalle mille sfumature. Ha interpretato la recensione di Achille Campanile e le "due osservazioni" del critico televisivo hanno preso la forma di parole appena scritte apposta per essere interpretate sul palcoscenico. L'ultimo pensiero dell'attrice bolognese è andato al suo personale ricordo di Valeria Moriconi: «Sono colpota da questo luogo, un tempio giocoso ma molto profondo, perchè la costruzione di un teatro studio ha dato la possibilità di vedere la casa di una grande attrice che grazie a questa casa rinasce. Ho visto copioni, libri, abiti, scarpe e giocattoli di Valeria ed è stato come ritrovarla rinata qui dentro. Bisogna tornare a vedere cos'è una grande attrice e questo spazio ce lo fa vedere». Rimane da aggiustare qualche cosa, i tempi non rispettati e lo spazio dedicato a Emilio Pozzi, docente di Storia del Teatro all'Università di Urbino con tanto di intervista a Luca Ronconi francamente un pò risicato.
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Ultimo aggiornamento ( martedì 20 novembre 2007 )
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